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    Verso un "Super El Niño": perché il 2026 rischia di essere l’anno più estremo di sempre

    Il pianeta si prepara a un anno di meteo estremo e record termici

    Le ultime proiezioni indicano una probabilità crescente di un fenomeno di intensità eccezionale. Il riscaldamento del Pacifico, unito al cambiamento climatico, minaccia di scatenare un’ondata senza precedenti di siccità, inondazioni e record termici globali.

    Il sistema climatico globale si prepara a una nuova, drastica virata. Dopo una breve tregua, i modelli meteorologici internazionali – inclusi quelli dell’ECMWF e del NOAA – concordano su un segnale preoccupante: il ritorno di El Niño nel corso del 2026, con una probabilità che già supera il 60%. Non si tratterebbe però di un evento ordinario, ma di quello che gli esperti definiscono un "Super El Niño", un fenomeno capace di alterare la circolazione atmosferica su scala planetaria.

    Che cos’è il "Super El Niño" e perché spaventa?

    Tecnicamente noto come ENSO (El Niño-Southern Oscillation), il fenomeno si manifesta quando le temperature della superficie dell'Oceano Pacifico centrale e orientale aumentano di almeno 0,5 °C rispetto alla media per un periodo prolungato. Tuttavia, quando questa anomalia supera i 2 °C, l’energia rilasciata nell’atmosfera diventa immensa.

    L'ultimo evento di questa portata, avvenuto tra il 2015 e il 2016, è ricordato per aver causato siccità devastanti in Etiopia, incendi senza precedenti in Indonesia e una stagione di uragani da record. Per il 2026, il timore è che il calore sprigionato dall'oceano si sommi a un riscaldamento globale antropico già ai massimi storici, creando un effetto "termosifone" che potrebbe rendere i prossimi dodici mesi i più caldi mai registrati dall'umanità.

    Le conseguenze globali: un pianeta diviso in due

    L'impatto di El Niño non è uniforme, ma agisce come un domino che ribalta gli equilibri climatici:

    • Americhe e Pacifico Orientale: Paesi come Perù ed Ecuador, e zone come la California, potrebbero affrontare piogge torrenziali e inondazioni catastrofiche a causa del riscaldamento delle acque costiere.

    • Asia e Australia: Al contrario, il Pacifico occidentale vedrà un calo delle precipitazioni, aumentando il rischio di siccità prolungate e gravissimi incendi boschivi in Australia e nel Sud-est asiatico.

    • Africa e Oceano Indiano: Il fenomeno minaccia di compromettere i raccolti in Africa meridionale, aggravando l'insicurezza alimentare in regioni già vulnerabili.

    Cosa aspettarsi in Europa e in Italia

    Sebbene l'Europa sia lontana dall'epicentro del fenomeno, El Niño influenza indirettamente le correnti atlantiche. Per l'Italia, un "Super El Niño" potrebbe tradursi in un'estate caratterizzata da ondate di calore africane più persistenti e intense, con temperature che potrebbero superare localmente i 45 °C, e un autunno segnato da eventi meteorologici "esplosivi" (come i cicloni mediterranei) alimentati dal calore in eccesso accumulato dai nostri mari.

    Una sfida per la resilienza

    "Quest'anno potrebbe essere un test cruciale per le nostre infrastrutture e per la gestione delle emergenze", avvertono gli scienziati. La velocità con cui il fenomeno si sta delineando suggerisce che non c'è tempo da perdere. Mentre i modelli verranno affinati con l'arrivo dell'autunno, il messaggio è chiaro: il pianeta si sta surriscaldando e El Niño è pronto a gettare benzina sul fuoco di un clima già fuori controllo.

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